la vita.
Ieri dopo allenamento ho avuto l’occasione di fare una lunga chiacchierata con il mio allenatore, nonchè, sotto un certo punto di vista, sorta di “maestro”. Più che una chiacchierata mi sembrava una lunga specie di ramanzina per il mio atteggiamento noncurante, per la mia discontinuità, per la mia continua perdita di concentrazione nei momenti determinanti. Il fatto è che ormai ho concepito questa sorta di personalità che mi porta a vivere la vita come un enorme, lunga ed estenuante partita. Non gioco per vincere, no, io non gioco mai per vincere neanche nella pallavolo. Io gioco per far vedere che sono meglio degli altri, per far vedere cosa veramente valgo. Come ha detto il mio mister: “Ormai sei diventata come tutte le altre persone che giocano a pallavolo, pensi solo che il gioco sia l’attacco, il tuo attacco”. Gioco per me stessa. Come daltronde vivo per me stessa. Desidero sempre vincere da sola, non mi abbasso a niente, mi spingo sempre oltre il limite come dice quella famosa canzone. Però è sbagliato. Vivo in una moralità tutta mia, qualvolta sbagliata, non riesco a sopportare gli errori e le delusioni. Come dice il mio mister in poche parole mi porto ancora appresso l’egoismo dei bambini, non ci si può comportare sempre come dei dodicenni, se si vuole veramente fare qualcosa bisogna crescere nella testa. Il fisico non serve a niente se non hai la testa per fare le cose.
Mister…io ti amo e ti odio. Sei l’uomo che più si avvicina al mio pensiero, che più lo capisce, l’unica persona da cui se mi viene da piangere andrei, alla quale più parlerei, con la quale più mi intendo. Il complimento da me più apprezzato è il tuo. La fiducia che in me riponi, il modo di parlarmi il nostro rapporto è tutta una cosa a parte. Non ho un rapporto di questo tipo con nessuno. Dall’altra parte una tua critica è la più difficile da accettare, non sai quante volte ho pianto per colpa tua. Credo di aver pianto più per questo sport che per qualsiasi altra cosa. Ho pianto fino ad arrivare fin qui, piangerò finchè non riuscirò a raggiungere la meta che tu hai detto che posso raggiungere. Perchè come tu ti fidi di me, io mi fido ancor più di te.
Grazie di aver chiesto a me per il 17 e il 18, grazie di chiedermi sempre, come gli altri anni nonostante in questo momento io ti stia deludendo. Perdonami, veramente non riesco a capire cosa mi sta succedendo. Però prometto che mi metterò di impegno, che la prossima volta sentirai dire da Alessandro quello che disse alla prima partita contro di noi. Perchè nonostante tutte le prediche da parte di tutti e due, le varie promesse da parte di entrambi poi lasciate al caso, i vari ruzzolamenti, anche se non sembra, tante volte un po’ ti capisco. E ti voglio bene perchè ormai sei l’appuntamento fisso della mia vita, quella cosa che nonostante tutto rimane sempre li e probabilmente rimarrà sempre senza abbandonarmi mai. Ti voglio bene Roby anche se tante volte non sembra. Sono contenta che tu sia il MIO MISTER.