pretendi…

Pubblicato su Uncategorized il 23 Giugno 2008 da asukasoryulangley

Tu pretendi di conoscerlo? Tu? Senti ma mi vuoi dire da dove salti fuori a quest’ora? Lascialo in pace…
Non provare neanche a pensarci di toccarlo, smettila di riderci insieme, smettila di nominarlo…
Vedi che non ti passi neanche dall’anticamera del cervello di rivolgere uno dei tuoi sentimenti a lui…
Non provarci neanche e questo mese stagli lontano…
Divento cattiva così…

Scusami, in fondo te che ne sai di cosa c’è stato, che ne sai di come lo conosco io…
Come fai a capire che non esiste amicizia che possa compensare tutto il resto?Beh non puoi…
Però stagli lontano perchè di sto passo divento cattiva sul serio.

A quando saremo grandi.

Pubblicato su Uncategorized il 14 Giugno 2008 da asukasoryulangley

Quest’anno ho conosciuto una persona fantastica. Anzi l’ebbi conosciuto esattamente un anno fa e dal “conosciuto” penso avrete intuito che si tratta di un ragazzo.
La prima volta che lo vidi pensai che era una persona diversa dalle altre, ma non dall’abbigliamento, dal fisico o dall’acconciatura, semplicemente dal suo modo di fare. Dopo essere stato seduto con aria indifferente ad ascoltare i professori parlare e parlare di robe inutili si alzò, accese la sua sigaretta e se ne andò a fumare in terrazza da solo. Poi gli altri lo seguirono.
Quel giorno lo conobbi, ci mandarono a mettere a posto i bicchieri. Io lo vidi da vicino e pensai che nonostante fosse carino poteva anche fare a meno di sentirsi il migliore del mondo con la sua aria strafottente di chi il resto non lo tange neanche se avviene la quarta guerra mondiale.
Purtroppo le attenzioni da parte di una mia amica nei suoi confronti lo resero ancora più egocentrico. Ma dai racconti della mia amica, lui era molto più dolce quando stava con lei, perdeva quell’aria da fancazzista-egocentrico per lasciare spazio alla sua dolcezza.
Sinceramente in quel periodo quelle cose non mi interessavano più di tanto, non mi interessava del suo fancazzismo come non mi interessava della sua dolcezza, lo trovavo abbastanza simpatico, tutto qui. Non era classificato in nessuna delle mie liste, nè buono, nè cattivo, nè indifferente.
Anh si, perchè io nella mia testa mi faccio le liste, e le sottoliste, e le sottoliste delle sottoliste. Però lui stava in mezzo alle tre, era come se fosse per il 33,3% in quella dei cattivi, per il 33,3% in quella dei buoni e per il 33,3% in quella degli indifferenti.
La nostra conoscienza rimase superficiale, ormai ne sentivo parlare solo tramite quella mia famosa amica, che di lui si era proprio innamorata. Stavano bene insieme, erano belli e sembravano abbastanza affiatati.
Passò l’estate. Loro si “lasciarono” anche se insieme credo non fossero stati mai alla fine.
E l’estate finì. Mi ritrovai a vederlo tutti i giorni a scuola, e pensavo sempre che non era catalogato, e ciò mi dava fastidio percui mi misi a parlare male di lui con una “speciale” persona affidabile. Non so perchè lo facevo, ma neanche me ne accorgevo fino al giorni in cui la “speciale” persona mi disse che secondo lui era un bravo ragazzo e che forse non lo conoscevo abbastanza bene.
Passò la maggior parte dell’inverno e i gruppi vennero cambiati. Avevo i miei buoni motivi per non volerli cambiare, ero troppo “legata” al mio compagno di gruppo, nonchè persona “speciale” di prima ma quando si misero a leggere l’elenco mi pareva già di sentire con chi sarei capitata. E quando il mio e il suo cognome vennero pronunciati in coppia assieme pensai: “E ti pareva, con l’idiota dovevo capitare!” e forse lo dissi anche a voce alta.
La nostra collaborazione non iniziò come le migliori collaborazioni. Eravamo entrambi non afferrati in nessun argomento, non sapevamo esserci utili l’un l’altro e per questo non sapevamo come occupare le tre ore nelle quali avremmo dovuto collaborare. Iniziammo così a trattarci male, a insultarci, tutto questo in modo scherzoso. Iniziammo a picchiarci prendendo forse troppa confidenza in confronto alla nulla che c’era precedentemente. Andammo in gita. Legammo particolarmente. La mia amica si arrabbio un po’ con me.
Era ancora “innamorata”, io non lo sapevo o forse si. Credo di aver voluto solo un nuovo amico, così, mi piace essere egoista. Passai una bella gita, e stare con lui mi consolò dal fatto che la persona “speciale” avesse più a cuore le sue sigarette che una sua amica. Scoprii nuovi lati del suo carattere, ma ancora tutto sul superficiale, nulla di personale, nulla di importante.
Un giorno ero molto amareggiata, era lo stesso giorno in cui avrei dovuto passare le tre ore con lui. Ci misimo a parlare. Tra i vari argomenti venne fuori la famiglia e io dissi: “A mio papà non piaccio”. Lui mi disse “è solo il suo carattere, non ti preoccupare.”
Come poteva permettersi di dire certe cose non conoscendo i miei genitori?
Poi aggiunse: “Almeno per mio padre è così”.
Mi colpii quella frase, io sono abituata ai padri delle mie amiche, padri giovani, simpatici e disponibili. Ma io avendo fratelli di più 30 anni posso anche permettermi di avere un padre di vecchia data con un obsoleto modo di vedere le cose, che qualche volta però è anche meglio. Gli chiesi quanti anni aveva suo papà e lui mi disse “Più di 60, non mi ricordo neanche io”.
Gli chiesi di raccontarmi qualcosa, desideravo che mi raccontasse di lui, della sua famiglia del suo modo di vivere. Desideravo veramente sapere com’era la sua vita, come si svolgeva la sua giornata tipo, com’erano i suoi amici, cosa faceva con i suoi amici, e la sua ragazza? Aveva una ragazza? E com’era?
Non volevo che mi parlasse di queste cose perchè avevo bisogno di riempire la mia scheda di idea su di lui, come se fosse un prodotto da vendere. Desideravo sapere tutto, avrei voluto vedere la sua vita come un film.
Questa cosa mi era successa solo una volta, nei confronti di quella persona “speciale” che davvero per me è speciale. Ma non speciale perchè sia una bella persona oppure perchè mi piaccia. Semplicemente perchè è speciale.
“Di cosa vuoi che ti parli?”
“Della tua famiglia.”
Mi raccontò. Pensai che in fondo non eravamo così diversi, che tante cose che lui pensava le pensavo anche io. E iniziai ad aprirmi. E a parlare con lui.
“Raccontami ancora.”
“Cosa vuoi che ti racconti?”
“Qualche episodio della tua vita.”
“Ok.”
Le nostre tre ore volarono semplicemente.
La settimana dopo volevano già dividerci. Cambio dei gruppi. Decidemmo di rimanere in gruppo insieme.
Ci misimo a parlare di tante cose, della paura, del lavoro, del futuro. Nonostante io dica sempre a tutti che io non ho paura di niente, e faccia sempre la spavalda e l’intrepida, in realtà ho paura di tutto. Tanto voi non sapete chi sono e probabilmente non sarete neanche arrivati sino qui a leggere, quindi posso permettermi di fare questa confessione. Io e lui avevamo fatto una gara in gita, scommettavamo su chi aveva meno paura delle cose, ma io baravo e l’unica paura che ammisi furono le vertigini, una mia paura palese. Anche lui soffre di vertigini e finimmo in parità. Lui non se lo ricordava più probabilmente e fu la prima persona a cui dissi di avere paura di tutto.
“Anche io ho paura di tutto. No, da bambino avevo paura di tutto.”, mi disse.
Parlammo del futuro, di cosa avremmo voluto fare da grandi. Da grandi dicevamo, come se grandi non lo fossimo già. Ci pensai più tardi. Io e lui ci sentiamo ancora piccoli, noi pensiamo che il nostro futuro sia ancora tutto da immaginare e scrivere. Come se grandi fosse una meta lontana lontana, un percorso infinito.
Entrò nella lista dei buoni al 300%.
Un pomeriggio ci misimo a messaggiare. Lui aveva saltato scuola, semplicemente perchè lui è fatto così e ogni tanto vuole prendersi una pausa. E quel giorno tra messaggi e messaggi ci misimo a parlare di nuovo del futuro, di andare in America da soli e ricominciare da zero.
“Io avrei paura ad andare in America tutta sola. È difficile trovare degli amici, cioè qui tu hai gli amici di scuola, gli amici che ti sei fatto crescendo, gli amici che hai conosciuto con i tuoi amici o gli amici degli amici. La non vai a scuola e non hai amici che ti possano presentare altri amici o con cui conoscere nuovi amici perchè la se ci vai, ci vai già cresciuto.”
“Crescerò anche la.”
“Io ho paura.”
“Ok. Basta. Non vado più via, mi hai fatto passare la voglia.”
“E scusami. Se stai solo? Se non riesci a conoscere le persone? Non soffrirai di solitudine?”
“Io mi sento già solo a volte. Quindi, devo avere paura di qualcosa che ho già passato.”
Non sapevo che dire. Lui non è un bambino capriccioso che si lamenta, lui quando parla dice solo quello che pensa veramente. E questo mi colpisce ogni frase che dice di più.
Spero che le tue frasi riempiano ancora la mia mente, quest’anno come il prossimo e per lungo tempo, perchè ti apprezzo, ti stimo e ti adoro nonostante tutto.
Da grande tu vuoi fare il gelataio. Da grande io voglio fare la sportiva. Sogni, sogni, sogni.
Dobbiamo creaci un finale alternativo se vogliamo pensare di poter vivere la nostra vita e non sotto un ponte.
Ma per adesso teniamoci ben stretti questi sogni per quando saremo grandi.

la vita.

Pubblicato su Uncategorized il 6 Maggio 2008 da asukasoryulangley

Ieri dopo allenamento ho avuto l’occasione di fare una lunga chiacchierata con il mio allenatore, nonchè, sotto un certo punto di vista, sorta di “maestro”. Più che una chiacchierata mi sembrava una lunga specie di ramanzina per il mio atteggiamento noncurante, per la mia discontinuità, per la mia continua perdita di concentrazione nei momenti determinanti. Il fatto è che ormai ho concepito questa sorta di personalità che mi porta a vivere la vita come un enorme, lunga ed estenuante partita. Non gioco per vincere, no, io non gioco mai per vincere neanche nella pallavolo. Io gioco per far vedere che sono meglio degli altri, per far vedere cosa veramente valgo. Come ha detto il mio mister: “Ormai sei diventata come tutte le altre persone che giocano a pallavolo, pensi solo che il gioco sia l’attacco, il tuo attacco”. Gioco per me stessa. Come daltronde vivo per me stessa. Desidero sempre vincere da sola, non mi abbasso a niente, mi spingo sempre oltre il limite come dice quella famosa canzone. Però è sbagliato. Vivo in una moralità tutta mia, qualvolta sbagliata, non riesco a sopportare gli errori e le delusioni. Come dice il mio mister in poche parole mi porto ancora appresso l’egoismo dei bambini, non ci si può comportare sempre come dei dodicenni, se si vuole veramente fare qualcosa bisogna crescere nella testa. Il fisico non serve a niente se non hai la testa per fare le cose.

Mister…io ti amo e ti odio. Sei l’uomo che più si avvicina al mio pensiero, che più lo capisce, l’unica persona da cui se mi viene da piangere andrei, alla quale più parlerei, con la quale più mi intendo. Il complimento da me più apprezzato è il tuo. La fiducia che in me riponi, il modo di parlarmi il nostro rapporto è tutta una cosa a parte. Non ho un rapporto di questo tipo con nessuno. Dall’altra parte una tua critica è la più difficile da accettare, non sai quante volte ho pianto per colpa tua. Credo di aver pianto più per questo sport che per qualsiasi altra cosa. Ho pianto fino ad arrivare fin qui, piangerò finchè non riuscirò a raggiungere la meta che tu hai detto che posso raggiungere. Perchè come tu ti fidi di me, io mi fido ancor più di te.

Grazie di aver chiesto a me per il 17 e il 18, grazie di chiedermi sempre, come gli altri anni nonostante in questo momento io ti stia deludendo. Perdonami, veramente non riesco a capire cosa mi sta succedendo. Però prometto che mi metterò di impegno, che la prossima volta sentirai dire da Alessandro quello che disse alla prima partita contro di noi. Perchè nonostante tutte le prediche da parte di tutti e due, le varie promesse da parte di entrambi poi lasciate al caso, i vari ruzzolamenti, anche se non sembra, tante volte un po’ ti capisco. E ti voglio bene perchè ormai sei l’appuntamento fisso della mia vita, quella cosa che nonostante tutto rimane sempre li e probabilmente rimarrà sempre senza abbandonarmi mai. Ti voglio bene Roby anche se tante volte non sembra. Sono contenta che tu sia il MIO MISTER.

Ordine Disordine

Pubblicato su Uncategorized il 17 Aprile 2008 da asukasoryulangley

Mi uso e abuso di me
Mi spingo sempre oltre il limite
Ma il limite non so più dov’è
Il limite non esiste
Non esiste
Non esiste

C’è sempre confusione dentro me
E mi devasto per chiarire
Mi faccio male per star bene
Ma non chiarisco niente e niente
Mi uso e abuso di me
Mi spingo sempre oltre il limite
Ma il limite non so più dov’è
In fondo è tutto Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine

Un giorno per per riprendermi
Un giorno per per capire che
Ho ancora voglia di abusare
Ho ancora voglia di star bene
Qui non c’è inizio e non c’è fine
Il bene e il male che si inseguono
Così mi uso e abuso di me
In fondo è tutto Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine

Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine Disordine
Ordine
Ordine
Ordine

Prozac+ ::: Ordine Disordine

Seaside

Pubblicato su Uncategorized il 6 Aprile 2008 da asukasoryulangley

Do you want to go to the seaside?
I’m not trying to say that everybody wants to go
I fell in love at the seaside
I handled my charm with time and slight of hand

Do you want to go to the seaside?
I’m not trying to say that everybody wants to go
I fell in love at the seaside
She handled her charm with time and slight of hand, and oh

But I’m just trying to love you
In any kind of way
But I find it hard to love you girl
When you’re far away
Away

Do you want to go to the seaside?
I’m not trying to say that everybody wants to go
But I fell in love on the seaside
On the seaside
In the seaside

Questa canzone mi distrugge…anche se non lo sai…

Penelope

Pubblicato su Uncategorized il 25 Febbraio 2008 da asukasoryulangley

E dormiamo soli pieni di timorosi agguati
Fragili come la superficie del mare
Come un gigante nudo che usa il vento per farsi accarezzare
E quando il buio arriva e scioglie i nostri lacci
Tu diventi un onda che le mie braccia non possono afferrare e come d’incanto sei arrivata con i tuoi sonagli
Riprendi i tuoi vestiti
Ed esci dai miei sogni

….e m’incanto a guardare la mia carne che tu sai tessere,
sai disfare

E’ già sera
E non posso più nascondermi
Come un’onda che impazzisce e schiuma su uno scoglio
Tu mi sommergerai
E noi qui ad illuderci di sedurre il tempo ma
come un onda che impazzisce e schiuma su uno scoglio
Tu ti dileguerai. Tu ti dileguerai.

E saltiamo tra le valigie riempite e disfatte
Case montane e smontate
Frammenti di viaggi notturni
Vagoni volanti
Risate di passanti che si gustavano l’attesa
Di un desiderio ancora per poco inappagato
E nell’illusione di annullare le distanze aumentare l’andatura
Disegnare nuovi equilibri
Penelope sai
Come te anche io sono stanco di capire tutto quando
Le cose se ne vanno

….e m’incanto a guardare la mia carne che tu sai tessere,
sai disfare

E’ già sera
E non posso più nascondermi
Come un’onda che impazzisce e schiuma su uno scoglio
Tu mi sommergerai
E noi qui ad illuderci di sedurre il tempo ma
come un onda che impazzisce e schiuma su uno scoglio
Tu ti dileguerai. Tu ti dileguerai.

Vai giù! Nell’abisso!
Poi su! E capisco che tra un respiro e l’altro esiste il luogo dell’assenza, tra un respiro e l’altro esiste il luogo dell’assenza

E’ già sera
E non posso più nascondermi
Come un’onda che impazzisce e schiuma su uno scoglio
Tu mi sommergerai
E noi qui ad illuderci di sedurre il tempo ma
come un onda che impazzisce e schiuma su uno scoglio
Tu ti dileguerai. Tu ti dileguerai.

Spendida. Rappresentativa.

dimmi ora

Pubblicato su Uncategorized il 12 Febbraio 2008 da asukasoryulangley

non capisco…come sempre io non capisco…
il tempo cancella le cose…più sono frivole è più velocemente vengono cancellate…
sono passati una quarantina di giorni…e non passa…non può essere…
è più di un mese…come mai non passa?
come mai non riesco a dimenticare la bottiglia calda al fianco di quel letto maledetto?
come mai non riesco a dimenticare la tue lieve risata quando mi sbattei la chitarra addosso?
come mai non riesco a dimenticare il tuo sorriso, i tuoi occhi e i tuoi capelli?
come mai non riesco a dimenticare il tuo sapore così dolce e amaro insieme, sapore di vita?
come mai non ce la faccio? ci provo, ma non ce la faccio…
eppure non eravamo avvolti dalle note alcoliche su cui viaggiavamo?
non era tutta una ripicca alla persona che mi aveva fatto commettere quell’errore?
non avevo paura di rividerla e di dover sorridere nonostante tutto?
non avevo timore di non pover tornare alla vita normale di sempre?
eppure adesso vorrei tanto tornare a quel momento, staccata dal mondo, nel luogo dell’assenza, con te…
e poi con te…te di cui non so praticamente nulla…e più vado avanti e più mi accorgo che so semrpe meno…te che rivedrò solo alla fine della routine probabilmente…te di sui non so nulla ma con il quale viaggiai fuori da qui…te con il quale vorrei viaggiare ancora…te così speciale che non servono parole per coprire i silenzi…te che subito capisti le mie intenzioni…
te così speciale, puro, vivo…
e così viaggio a caso, aspettando l’arrivo di giugno, quando magari ci riincontreremo…
e basandomi sui racconti altrui riuscirò a seguire il tuo corso, la tua vita, il tuo viaggio…
e magari quando ti rincontrerò saremo più maturi di quanto lo siamo stati un tempo…
grazie di tutto, di quella notte e di quel magnifico momento

Riko-chan

non so più

Pubblicato su Uncategorized il 5 Febbraio 2008 da asukasoryulangley

non so più cosa voglio…non so più cosa provare
pensavo che il sentimento fosse reale, tangibile da tanto forte che era
e soprattutto vero…per la prima volta, credo, pensavo fosse vero…
sincero insomma, provato realmente, non una finzione della mia testa per farmi sentire normale
e invece sono passati i giorni…e anche se sono pochi…
non provo niente…appena scompari…non provo più niente…
so che sono pochi per dirlo, ma non sento proprio più niente…
e invece…e quasi un mese…un mese che non vedo più un’altra persona…
e ogni giorno, la mia mente manda un piccolo pensiero a lui…
non capisco…come sempre insomma…però pensavo fossero veri i sentimenti che provavo…
non so…non so più se ne vale la pena…
forse dovrei solo avere un po’ più di coraggio, buttarmi a capofitto nelle cose…
invece ne rimango estranea, non mi lascio convolgere….
affinchè io possa non soffrire…non devo rendermi partecipe delle cose…
così la pensavo…così la penso ancora…così forse la penserò per sempre…
ma daltronde la vita che senso ha? noi siamo semplicemente uomini…
siamo animali dotati di troppa ragione che il più delle volte ci porta a soffrire
e a impazzire…fino a distruggerci…
e non sai più chi sei, cosa vuoi e in cosa credi…
solo la musica mi rende ormai partecipe…

riko-chan che ogni tanto pensa anche lei…

stanca

Pubblicato su Uncategorized il 4 Febbraio 2008 da asukasoryulangley

sono stanca di rimanere ferma ad aspettare qualcosa che non arriverà
sono stanca di rimanere qui ferma a non fare niente
sono stanca di dipendere da altre persone
sono stanca di dipendere da me stessa e dai miei sentimenti
sono stanca di provare a rendermi migliore
sono stance di provare a compatirmi
sono stanca di volare quando le cose vanno bene
sono stanca di volare quando tu mi guardi
sono stanca di cadere quando le cose non girano
sono stanca di cadere quando il tuo sguardo tocca un’altra persona
non riesco a ca,biarmi, non riesco a non volare e a non cadere
la devo smettere
sono stanca

se lo sai…

Pubblicato su Uncategorized il 25 Gennaio 2008 da asukasoryulangley

Se sai che sono fragile perchè mi colpisci ripetutamente?

se sai che sto male, che quella bella faccia quando mi guarda mi fa male, perchè mi guardi?
se conosci i miei punti più deboli, perchè li tocchi ogni volta?
davanti a me in un modo, appena compare qualcosa di più significativo scompari…
se sai che odio quel tuo modo di fare, perchè non provi nemmeno un po’ a cambiare?
se conosci i miei più grandi sogni, perchè li smonti?
davanti a me in un modo, appena compare qualcosa di più significativo scompari…
se sai che odio la solitudine perchè mi abbandoni?
se conosci la mia vigliaccheria, perchè mi stighi?
davanti a me in un modo, appena compare qualcosa di più significativo scompari…
io ho provato, ho raccolto il mio coraggio, ho tentato…
non posso fare di più senza un po’ di aiuto e tu lo sai…
non sono il tipo, il tipo che si espone troppo, il tipo che non ha freni…
ne ho, molti, troppi…
ho paura, ho paura di soffrire per quello non mi lego troppo alle altre persone…
ma per te ho fatto un’eccezione, solo per te, che sei speciale…
davanti a me in un modo, appena compare qualcosa di più significativo scompari…
non ce la faccio, sto eplodendo, non sono il tipo…
torno in me, e mollo tutto…non sono il tipo…
lascio tutto e non senza rimpianti, è l’unica cosa che si possa fare ora…

Davanti a me in un modo,
appena compare qualcosa di più significativo scompari
se questo è tutto quello che io sono per te
non sarà nient’altro che la tua immagine per me…
un semplice diversivo

Terrò la mia adorazione nel mio limbo nascosto e non la mostrerò a nessuno
non ti preocupare…in fondo voglio veramente solo che tu sia felice…
con o senza me…ti prego, lasciami però la possibilità di adorarti…

And you’ve still got the most beautiful face
It just makes me sad most of the time