Quest’anno ho conosciuto una persona fantastica. Anzi l’ebbi conosciuto esattamente un anno fa e dal “conosciuto” penso avrete intuito che si tratta di un ragazzo.
La prima volta che lo vidi pensai che era una persona diversa dalle altre, ma non dall’abbigliamento, dal fisico o dall’acconciatura, semplicemente dal suo modo di fare. Dopo essere stato seduto con aria indifferente ad ascoltare i professori parlare e parlare di robe inutili si alzò, accese la sua sigaretta e se ne andò a fumare in terrazza da solo. Poi gli altri lo seguirono.
Quel giorno lo conobbi, ci mandarono a mettere a posto i bicchieri. Io lo vidi da vicino e pensai che nonostante fosse carino poteva anche fare a meno di sentirsi il migliore del mondo con la sua aria strafottente di chi il resto non lo tange neanche se avviene la quarta guerra mondiale.
Purtroppo le attenzioni da parte di una mia amica nei suoi confronti lo resero ancora più egocentrico. Ma dai racconti della mia amica, lui era molto più dolce quando stava con lei, perdeva quell’aria da fancazzista-egocentrico per lasciare spazio alla sua dolcezza.
Sinceramente in quel periodo quelle cose non mi interessavano più di tanto, non mi interessava del suo fancazzismo come non mi interessava della sua dolcezza, lo trovavo abbastanza simpatico, tutto qui. Non era classificato in nessuna delle mie liste, nè buono, nè cattivo, nè indifferente.
Anh si, perchè io nella mia testa mi faccio le liste, e le sottoliste, e le sottoliste delle sottoliste. Però lui stava in mezzo alle tre, era come se fosse per il 33,3% in quella dei cattivi, per il 33,3% in quella dei buoni e per il 33,3% in quella degli indifferenti.
La nostra conoscienza rimase superficiale, ormai ne sentivo parlare solo tramite quella mia famosa amica, che di lui si era proprio innamorata. Stavano bene insieme, erano belli e sembravano abbastanza affiatati.
Passò l’estate. Loro si “lasciarono” anche se insieme credo non fossero stati mai alla fine.
E l’estate finì. Mi ritrovai a vederlo tutti i giorni a scuola, e pensavo sempre che non era catalogato, e ciò mi dava fastidio percui mi misi a parlare male di lui con una “speciale” persona affidabile. Non so perchè lo facevo, ma neanche me ne accorgevo fino al giorni in cui la “speciale” persona mi disse che secondo lui era un bravo ragazzo e che forse non lo conoscevo abbastanza bene.
Passò la maggior parte dell’inverno e i gruppi vennero cambiati. Avevo i miei buoni motivi per non volerli cambiare, ero troppo “legata” al mio compagno di gruppo, nonchè persona “speciale” di prima ma quando si misero a leggere l’elenco mi pareva già di sentire con chi sarei capitata. E quando il mio e il suo cognome vennero pronunciati in coppia assieme pensai: “E ti pareva, con l’idiota dovevo capitare!” e forse lo dissi anche a voce alta.
La nostra collaborazione non iniziò come le migliori collaborazioni. Eravamo entrambi non afferrati in nessun argomento, non sapevamo esserci utili l’un l’altro e per questo non sapevamo come occupare le tre ore nelle quali avremmo dovuto collaborare. Iniziammo così a trattarci male, a insultarci, tutto questo in modo scherzoso. Iniziammo a picchiarci prendendo forse troppa confidenza in confronto alla nulla che c’era precedentemente. Andammo in gita. Legammo particolarmente. La mia amica si arrabbio un po’ con me.
Era ancora “innamorata”, io non lo sapevo o forse si. Credo di aver voluto solo un nuovo amico, così, mi piace essere egoista. Passai una bella gita, e stare con lui mi consolò dal fatto che la persona “speciale” avesse più a cuore le sue sigarette che una sua amica. Scoprii nuovi lati del suo carattere, ma ancora tutto sul superficiale, nulla di personale, nulla di importante.
Un giorno ero molto amareggiata, era lo stesso giorno in cui avrei dovuto passare le tre ore con lui. Ci misimo a parlare. Tra i vari argomenti venne fuori la famiglia e io dissi: “A mio papà non piaccio”. Lui mi disse “è solo il suo carattere, non ti preoccupare.”
Come poteva permettersi di dire certe cose non conoscendo i miei genitori?
Poi aggiunse: “Almeno per mio padre è così”.
Mi colpii quella frase, io sono abituata ai padri delle mie amiche, padri giovani, simpatici e disponibili. Ma io avendo fratelli di più 30 anni posso anche permettermi di avere un padre di vecchia data con un obsoleto modo di vedere le cose, che qualche volta però è anche meglio. Gli chiesi quanti anni aveva suo papà e lui mi disse “Più di 60, non mi ricordo neanche io”.
Gli chiesi di raccontarmi qualcosa, desideravo che mi raccontasse di lui, della sua famiglia del suo modo di vivere. Desideravo veramente sapere com’era la sua vita, come si svolgeva la sua giornata tipo, com’erano i suoi amici, cosa faceva con i suoi amici, e la sua ragazza? Aveva una ragazza? E com’era?
Non volevo che mi parlasse di queste cose perchè avevo bisogno di riempire la mia scheda di idea su di lui, come se fosse un prodotto da vendere. Desideravo sapere tutto, avrei voluto vedere la sua vita come un film.
Questa cosa mi era successa solo una volta, nei confronti di quella persona “speciale” che davvero per me è speciale. Ma non speciale perchè sia una bella persona oppure perchè mi piaccia. Semplicemente perchè è speciale.
“Di cosa vuoi che ti parli?”
“Della tua famiglia.”
Mi raccontò. Pensai che in fondo non eravamo così diversi, che tante cose che lui pensava le pensavo anche io. E iniziai ad aprirmi. E a parlare con lui.
“Raccontami ancora.”
“Cosa vuoi che ti racconti?”
“Qualche episodio della tua vita.”
“Ok.”
Le nostre tre ore volarono semplicemente.
La settimana dopo volevano già dividerci. Cambio dei gruppi. Decidemmo di rimanere in gruppo insieme.
Ci misimo a parlare di tante cose, della paura, del lavoro, del futuro. Nonostante io dica sempre a tutti che io non ho paura di niente, e faccia sempre la spavalda e l’intrepida, in realtà ho paura di tutto. Tanto voi non sapete chi sono e probabilmente non sarete neanche arrivati sino qui a leggere, quindi posso permettermi di fare questa confessione. Io e lui avevamo fatto una gara in gita, scommettavamo su chi aveva meno paura delle cose, ma io baravo e l’unica paura che ammisi furono le vertigini, una mia paura palese. Anche lui soffre di vertigini e finimmo in parità. Lui non se lo ricordava più probabilmente e fu la prima persona a cui dissi di avere paura di tutto.
“Anche io ho paura di tutto. No, da bambino avevo paura di tutto.”, mi disse.
Parlammo del futuro, di cosa avremmo voluto fare da grandi. Da grandi dicevamo, come se grandi non lo fossimo già. Ci pensai più tardi. Io e lui ci sentiamo ancora piccoli, noi pensiamo che il nostro futuro sia ancora tutto da immaginare e scrivere. Come se grandi fosse una meta lontana lontana, un percorso infinito.
Entrò nella lista dei buoni al 300%.
Un pomeriggio ci misimo a messaggiare. Lui aveva saltato scuola, semplicemente perchè lui è fatto così e ogni tanto vuole prendersi una pausa. E quel giorno tra messaggi e messaggi ci misimo a parlare di nuovo del futuro, di andare in America da soli e ricominciare da zero.
“Io avrei paura ad andare in America tutta sola. È difficile trovare degli amici, cioè qui tu hai gli amici di scuola, gli amici che ti sei fatto crescendo, gli amici che hai conosciuto con i tuoi amici o gli amici degli amici. La non vai a scuola e non hai amici che ti possano presentare altri amici o con cui conoscere nuovi amici perchè la se ci vai, ci vai già cresciuto.”
“Crescerò anche la.”
“Io ho paura.”
“Ok. Basta. Non vado più via, mi hai fatto passare la voglia.”
“E scusami. Se stai solo? Se non riesci a conoscere le persone? Non soffrirai di solitudine?”
“Io mi sento già solo a volte. Quindi, devo avere paura di qualcosa che ho già passato.”
Non sapevo che dire. Lui non è un bambino capriccioso che si lamenta, lui quando parla dice solo quello che pensa veramente. E questo mi colpisce ogni frase che dice di più.
Spero che le tue frasi riempiano ancora la mia mente, quest’anno come il prossimo e per lungo tempo, perchè ti apprezzo, ti stimo e ti adoro nonostante tutto.
Da grande tu vuoi fare il gelataio. Da grande io voglio fare la sportiva. Sogni, sogni, sogni.
Dobbiamo creaci un finale alternativo se vogliamo pensare di poter vivere la nostra vita e non sotto un ponte.
Ma per adesso teniamoci ben stretti questi sogni per quando saremo grandi.